Firenze, Venerdì 10 Settembre 2010
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Feb 27, 2010 ore 11:38:08
inserita da Raffaella Bon
La società c’è e resta, non si farà mettere i piedi in testa e starà molto attenta. Difenderemo la dignità di Firenze fino allo stremo». I Della Valle hanno usato le parole giuste: ferme e severe. Ma, di fronte al dissesto del sistema arbitrale italiano, le parole non bastano più. Si sente la necessità di una riforma profonda, radicale e graduale nello stesso tempo. E chi meglio dei Della Valle, dall’alto della loro autorevolezza non solo sportiva, dell’esperienza accumulata in questi anni di Fiorentina e dell’indisponibilità a giochi di potere, può farsene promotore all’interno delle istituzioni calcistiche? Quelle che seguono sono alcune idee a disposizione dei patron del club viola per a v v i a r e un grande dibattito nazionale su questi temi.Premessa. Il caso Ovrebo ha ulteriormente confermato che il problema non è solo italiano. Il calcio non può restare l’unico sport al mondo a rifiutare l’ausilio delle tecnologie. L’istant replay è una realtà e perciò certi errori grossolani, come il fuorigioco di Klose, non sono più tollerabili e tollerati. La Federazione italiana deve battersi per accorciare i tempi d’introduzione della moviola in campo. Con limitazioni e regole precise. Blatter e Platini possono stare tranquilli: si litigherà ancora sull’interpretazione dello strumento tecnico, non verrà meno il gusto della polemica, che davvero è il sale del calcio, verranno solo finalmente cancellate le ingiustizie più clamorose.La crisi degli arbitri italiani va però oltre queste considerazioni generali. In tutto il mondo e da che calcio è calcio, i peggiori scandali sono stati caratterizzati da passaggi di danaro: episodi di corruzione diretta piuttosto che scommesse su risultati alterati. In Italia no. Calciopoli si è basato sostanzialmente su un ricatto esercitato nei confronti degli arbitri, attraverso un condizionamento dall’esterno delle loro carriere. Per questo, il tentativo di pulizia all’indomani del grande scandalo si è basato sul concetto di autonomia: più il settore arbitrale sarà autonomo, si è pensato, più risulterà indipendente. Ma certi intrecci, in assenza di un profondo ricambio della classe dirigente, sono difficili da sciogliere. Il problema, più dell’autonomia, era ed è la trasparenza. Si avverte la necessità di introdurre, nella selezione e nella valorizzazione dei direttori di gara, criteri di merito precisi e di rendere pubbliche le valutazioni in base alle quali si determinano le carriere.
In questo momento nessuno si fida di nessuno. Il presidente della Lega, Beretta, ha invocato il sorteggio arbitrale. Altri dirigenti di società hanno chiesto di esercitare direttamente la valutazione sull’operato dei singoli arbitri. Ora se è vero che l’unico anno in cui in Italia gli arbitri sono stati sorteggiati, lo scudetto l’ha vinto il Verona (e allora viva il sorteggio!), è anche vero che così si cristallizza il clima di sfiducia reciproca e si impedisce agli arbitri migliori di dirigere le partite più importanti, impoverendo lo spettacolo. Il problema è stabilire criteri di designazione chiari e controllabili.Ecco quindi, in sintesi e al di là della necessità dell’ausilio delle nuove tecnologie, un primo elenco di proposte dasottoporre all’attenzione della Federcalcio:
1) Costituire all’interno dell’Associazione arbitri una sezione di arbitri di Serie A.
2) Stipulare, sulla base dell’esperienza inglese, un contratto di servizio fra questa sezione e la Lega di A, che prende in carico tutte le spese necessarie (compensi agli arbitri compresi).
3) Rendere pubbliche le valutazioni dei singoli arbitri (non partita dopo partita, ma nell’arco di un periodo che può essere trimestrale) sulla base di criteri predeterminati
4) Formare una commissione di designazione che non agisca di settimana in settimana, ma provveda a indicare gli arbitri scelti per un periodo di tempo più lungo (anche qui trimestrale), scegliendo anche le riserve in caso di improvvisa indisponibilità, sospensione o comunque calo di forma
5) Prevedere all’interno della commissione di designazione la presenza di un rappresentante della Federcalcio e uno della Lega di A, in funzione di stimolo e di controllo.


Corriere Fiorentino


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